Da il Corriere della Sera del 5 novembre 2001-11-05

LA PROTESTA

Oggi scioperano i medici di famiglia, visite solo a pagamento

Il costo della chiamata è di 50 mila lire che sarà rimborsato dalla Asl presentando la ricevuta.

Ambulatori chiusi oggi: aderiscono allo sciopero, a Milano come in tutta Italia, solo i medici del sindacato Snami, che però rappresenta una quota consistente dei 3mila medici di base cittadini, e una non piccola parte dei complessivi 8.600 della Lombardia. Gli ambulatori rimarranno dunque chiusi, e chi chiederà una visita a casa al medico in sciopero dovrà pagare per ottenerla: circa 50mila lire, con ricevuta da presentare alla Asl per il rimborso. «Questo sciopero l'abbiamo deciso a maggio, sperando che nel frattempo qualcuno rinsavisse», dice Roberto Anzalone, presidente dell'Ordine dei Medici di Milano e provincia, che è anche presidente nazionale dello Snami, cioè del sindacato in questione, uno dei due sindacati dei medici di famiglia (l'altro è la Fimmg), più forte al Nord e maggioritario a Milano. Oggi alle 11.30, nella sede nazionale dello Snami in viale Beatrice d'Este 10, Roberto Anzalone e Mauro Martini, presidente regionale dello Snami, spiegheranno i motivi dello sciopero, che Anzalone anticipa sostenendo che la battaglia dei medici coincide con gli interessi dei cittadini: «Siamo stufi, così come sono esasperati i nostri pazienti, della valanga di nuove regole, che rendono sempre più difficile il nostro lavoro, e sempre più faticoso per gli assistiti ottenere ciò che gli spetta». E via con i vari problemi della burocrazia: «La diminuzione, imposta, da 6 a 3 del numero di scatole di medicinali prescrivibili sulla ricetta, che significato ha per malati cronici (ipertensione, diabete o cardiopatie)? Noi raddoppiamo il nostro lavoro di scrivani, funzione alla quale finisce per ridurci il sistema, e il paziente raddoppia i pellegrinaggi dal medico». Altre vessazioni burocratiche sarebbero le "note" che limitano la prescrizione di certi farmaci solo ad alcune malattie («Veronesi le ha sfoltite e Sirchia ha promesso di levarle, ma intanto dobbiamo negare i farmaci ai pazienti, solo per ragioni di economia sanitaria, e non per ragioni scientifiche») e una sorta di "caccia al medico" da parte delle Asl: «Veniamo chiamati, da qualche amministrativo, per sentirci contestare le due pillole al giorno invece di una. Lo Stato entra nel merito delle terapie, e lo fa solo per risparmiare». Ma il nodo più intricato resta la convenzione tra Servizio sanitario e medici di famiglia, che è ampiamente scaduta. Senza contare che in Lombardia, alle preoccupazioni nazionali, si aggiungono quelle regionali: «Qui - accusa Roberto Anzalone - si punta a far saltare per aria il Servizio sanitario. E si vorrebbe che non ci fosse più la convenzione. Per sostituirla con cosa? Noi siamo molto preoccupati, e anche i cittadini farebbero bene a stare con gli occhi aperti. Sono in arrivo aggravi (aumento dell'Iciap e dell' Irap) e forse anche i ticket sui ricoveri ospedalieri».

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Da il Giorno del 5 novembre 2001

Medici, saltano le visite

MILANO — Incrociano le braccia i medici di famiglia. Lo sciopero, indetto per oggi dallo Snami, uno dei sindacati di categoria, ha carattere nazionale. Ma la Lombardia sarà la regione che ne risentirà maggiormente. Perché qui lo Snami è più forte: conta 3.000 iscritti sui 9.000 medici di medicina generale attivi.

Dunque resterà chiuso come minimo un ambulatorio su tre. Ma i medici non abbandoneranno i loro pazienti: saranno reperibili per le urgenze. Per un giorno si però si passerà alla cosiddetta assistenza "indiretta": al cittadino sarà chiesto di anticipare i soldi della visita. Poi potrà richiederne il rimborso alla Regione tramite Asl.

«Stando agli ultimi dati - spiega il dottor Roberto Anzalone, presidente nazionale Snami e presidente dell'Ordine dei medici di Milano e provincia - prevedo una massiccia adesione, anche da parte di molti dottori non iscritti al sindacato. La protesta è sentita. I medici chiedono con forza di cambiare le regole del gioco. Di abolire le odiose note Cuf. Quelle che vincolano la prescrizione di un farmaco ad una patologia. La situazione si è fatta insostenibile. Non è ammissibile che un amministratore possa sanzionare un medico che prescrive una pastiglia invece di due, oppure un farmaco invece di un altro per una patologia che non è citata nel "bugiardino", il foglietto di accompagnamento. Abbiamo già chiesto al ministro Sirchia di intervenire. Ma non ci illudiamo. Questo è un paese dove ogni regione interpreta a suo modo le regole. Non c'è sinistra né destra, se è vero che sia Marche sia Liguria hanno fatto accordi contro legge affidando alcune mansioni, come la guardia medica, a cooperative».

Ma è la Lombardia, con il suo piano sanitario ad essere oggi nell'occhio del ciclone Snami. «L'ho già detto e lo ripeto. Formigoni con il suo piano ha aperto le ostilità - aggiunge Anzalone -. È chiaro il tentativo di smantellare la convenzione con i medici di famiglia. Che è poi il primo passo per smantellare il servizio sanitario nazionale». Non sarà che i medici di base costano troppo alla Regione? «Noi rappresentiamo il 18% di tutta la spesa sanitaria regionale, che supera i 13mila miliardi di lire», ribatte Anzalone.

«Il conto è presto fatto. In media un medico segue 800 assistiti e percepisce 70mila lire lorde annuali per ognuno di loro: metà se ne va in tasse, tutte le spese sono a suo carico. Essendo un libero professionista si deve pagare il sostituto se vuole andare le ferie o se si ammala. E' inoltre l'unico anello della catena al quale si può accedere anche tre volte nella stessa giornata senza pagare nulla. Ridotto a burocrate, passa un terzo del suo tempo a compilare moduli e ricettari. Ma non esce dallo studio prima delle otto di sera. Vi basta?».

di Paola D'Amico

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DA IL TIRRENO DEL 4 novembre 2001

Medici e «guardie» domani in sciopero

FIRENZE

Domani, lunedì 5 novembre, per l'intera giornata si asterranno dal lavoro i medici di base e quelli delle guardie mediche che aderiscono al sindacato di categoria Snami.

Lo rende noto - in linea e nel pieno rispetto delle relative disposizioni del ministero della Sanità che chiede di dare la massima informazione ai cittadini in caso di agitazione sindacale - l'assessorato al Diritto alla salute della Regione Toscana.

La Regione, da parte sua, ha firmato un accordo integrativo con i rappresentanti dei medici in base al quale questi ultimi sono tenuti a garantire le visite domiciliari a carattere di urgenza, senza alcun onore per gli assistiti, mentre potranno sospendere l'attività ambulatoriale.

Secondo quanto previsto dall'accordo integrativo regionale, inoltre, le aziende sanitarie locali, per quanto riguarda le loro competenze, garantiranno la copertura di almeno il settanta per cento delle postazioni di guardia medica.