Lunedì solo interventi a domicilio, con la ricetta arriva il conto Sanità, scatta la protesta dell'assistenza indiretta contro i tagli decisi dalla Regione
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I medici di famiglia si ribellano contro il piano sociosanitario della
Regione Lombardia. Lunedì 5 novembre i milanesi di ritorno dal lungo ponte dei
Morti, troveranno la gran parte degli studi chiusi per protesta. Chi avrà
necessità del medico, lo potrà chiamare, sapendo però che dovrà pagare la
visita a domicilio (circa 70 mila lire). «Sì, applicheremo la cosiddetta
indiretta - spiega il dottor Roberto Anzalone, leader dello Snami, il potente
sindacato dei medici di famiglia e presidente dell'Ordine dei medici di Milano -
chi paga un consulto poi potrà chiedere il rimborso alla regione».
Lo Snami ha molti tesserati e, quindi, non è escluso che tra i due mila medici
che operano sul territorio milanese ci sia una forte adesione a quella che può
essere definita una serrata per denunciare i pericoli di un piano sanitario che
lo Snami non ha difficoltà a definire «disastroso». «Si vuole ribaltare il
rapporto di convenzionamento che lega i medici alla sanità - spiega Anzalone -
e si vuole imporre a loro di creare cooperative, con tanti specialisti
associati, una sorta di sottoprodotto ospedaliero che noi ci rifiutiamo di fare.
Ma la cosa sconvolgente è che la Lombardia intende operare come se fosse avulsa
dal contesto italiano. Abbiamo denunciato il problema al ministro Sirchia e ci
auguriamo che intervenga presto».
La decisione di protestare è stata presa ieri sera dai medici dello Snami
riuniti in assemblea in via Corridoni. «Siamo persone responsabili e ci
dispiace creare disagi ai nostri pazienti - ha precisato Anzalone - ma visto che
la Regione, oltre a non averci consultato, non ha neanche tenuto conto delle
nostre obiezioni, abbiamo deciso di passare alle maniere forti, anche per
sensibilizzare la gente».
Oggi, intanto, Roberto Anzalone sarà ascoltato dalla Commissione regionale
della sanità presieduta dalla diessina Fiorenza Bassoli. «Sulla sanità,
purtroppo, non c'è confronto - denuncia il leader dello Snami - possibile che
su argomenti strategici come questi non si possa discutere con i vertici
dell'assessorato alla Sanità? La medicina di base è un anello importante del
sistema e noi non accettiamo di essere bistrattati dalla Regione».
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