ORARIO LUNGO, NO DEI MEDICI PROTESTA SNAMI
.
Studi medici e ambulatori aperti 12 ore al giorno, sette giorni su sette. Non si fanno attendere le reazioni e il mondo dei camici bianchi che lavorano sul territorio (7.500 i medici di famiglia in Lombardia, 3.200 dei quali a Milano e provincia) si spacca in due. La proposta del ministro della Salute Girolamo Sirchia, che ha avuto l'altro ieri il primo sì del governo, scatena una prima reazione violentissima dei medici di base associati allo Snami, proprio il sindacato maggioritario in Lombardia e più vicino al governo.
«Avendo come ministro un collega - taglia corto il dottor Mauro Martini, segretario regionale Snami -, presumo che la pensata nasca da un non medico. E poiché è assurdo pensare che un medico di famiglia tenga lo studio aperto 12 ore al giorno senza un turno di riposo, immagino che il progetto si riferisca agli studi medici associati, alla medicina di gruppo. Bene, se così fosse, sia chiaro che faremo le barricate. Il rapporto diretto medico-paziente per noi è imprescindibile».
Dello stesso tenore è anche la controreplica del ministro. Che striglia i camici bianchi: «È ora che comincino a lavorare, a pensare ai malati - ribatte il professor Sirchia -. Il governo pensa alla medicina di gruppo? Certamente. Più medici che condividono liste dei pazienti e studio, che turnano fino a garantire la porta aperta per 12 ore». Sirchia, in sostanza, sposa in pieno la linea scelta, da tempo, da regioni come l'Emilia Romagna: «Dove queste esperienze ci sono e, lo dico dati alla mano, dimostrano di andare benissimo».
Linea abbozzata anche nel piano socio sanitario della Lombardia, ma accolta dopo mesi di barricate dello Snami solo come «sperimentazione». In realtà, senza scomodare l'Emilia, l'idea della medicina di gruppo ha trovato fan anche in Lombardi. Lo spiega Fiorenzo Corti, segretario regionale Fimmg: «Un milione di cittadini lombardi, il 12% dei residenti, è assistito da medici di famiglia che lavorano in gruppo. E il modello funziona, senza nulla togliere al rapporto diretto medico-paziente».Un esempio? «Se sono in studio al mattino perché al pomerigio mi reco in visita domiciliare - prosegue Corti -, ma un mio paziente ha bisogno urgente di una ricetta, troverà sempre la porta dello studio aperto e un collega a sua disposizione. Collega che, più tardi, mi aggiornerà sulla situazione». Ecco come si arriva alle 12 ore di apertura degli studi. «I medici devono mettersi una mano sulla coscienza - rincara la dose il ministro Sirchia -. Le menti più illuminate sono già arrivate a questo modello senza aspettare l'intervento dall'alto del governo. Questa è la strada per evitare che la gente affolli i pronto soccorsi come accade oggi. Il 30 per cento dei cittadini trova lo studio chiuso e va direttamente in pronto soccorso, facendo lievitare i costi delle strutture dell'emergenza». Ma lo Snami non intende cedere di un millimetro. «La gente non va in pronto soccorso perché non trova noi. Ma perché così facendo fa esami, lastre, ecografie e quant'altro gratis senza ricette, lunghe attese e ticket».
Corti chiude con una nota polemica: «Perché la rivoluzione del ministro Sirchia non rimanga un libro dei sogni, si deve cominciare a parlare di finanziamenti. Senza, sono solo parole».
di Paola D'Amico
Da "Il Giorno" di Sabato 30 marzo 2002