Lo SNAMI in difesa della
Continuità Assistenziale e della Emergenza Territoriale

Il nostro sindacato è in prima linea nella difesa della tutela dei diritti dei medici della Continuità Assistenziale e dell’Emergenza Territoriale.

Quest’impegno è sottolineato dall’esistenza di un apposito Settore, con rappresentanza Provinciale, Regionale e Nazionale, al quale fare pervenire le istanze della categoria ed in cui ogni iscritto può contribuire con l’apporto delle sue idee e del suo impegno alla soluzione dei tanti problemi che ci attanagliano.

Nell’ambito della trattativa regionale tuttora in corso ci siamo fatti promotori delle seguenti richieste:

possibilità per gli ammessi al Corso di Formazione per la Medicina Generale di accedere al servizio di C.A., con la piena remunerazione prevista dall’Accordo Collettivo Nazionale;

possibilità di derogare a quanto previsto dall’art. 50 del DPR 270/2000 in merito al massimale di 650 scelte per quei colleghi di Assistenza Primaria che svolgono anche la Continuità Assistenziale ma esclusivamente in situazioni di gravi difficoltà a coprire i turni e fino al ripristino delle condizioni di normalità al fine di assicurare la continuità al servizio;

inizio dell’attività alle ore 8.00 il sabato ed i prefestivi;

indennità aggiuntiva di 5.000 lire lorde ad ora per i rischi e l’usura connessi con l’attività lavorativa;

gettone di £ 70.000 lorde per l’assistenza prestata ai pazienti trasportati con ambulanza al Pronto Soccorso;

possibilità di essere inseriti in progetti obiettivo aziendali con remunerazione di £ 10.000/ora;

retribuzione della reperibilità in misura di 15.000 lire lorde all’ora;

verifica dei requisiti delle postazioni, che dovranno essere adatte alla sosta ed al riposo dei medici, nel rispetto della dignità e del decoro della professione, con l’obbligo per le Aziende di porre rimedio nel più breve tempo possibile ad eventuali manchevolezze.

Il nostro Comitato Nazionale di Settore ha elaborato le seguenti proposte per il prossimo Accordo Collettivo Nazionale per la Medicina Generale :

Continuità Assistenziale

Possibilità di incarichi a 38 ore;

Riconoscimento del carattere di "lavoro usurante";

Integrazione degli operatori a livello distrettuale (resa possibile dall'art. 3 quinquies del DL n. 229/99) tenuto conto anche di profili professionali ed eventuali specializzazioni;

Elevazione del numero di scelte di Assistenza Primaria compatibili con 12 ore settimanali di continuità assistenziale da 650 a 750;

Anticipazione del servizio dalle ore 10 alle ore 8 del prefestivo;

Estensione del plus orario settimanale per tutti gli operatori da 4 a 6 ore;

Retribuzione, con quota oraria specifica, dell'eventuale attività ambulatoriale svolta regolarmente nei presidi;

Retribuzione delle ore (due per ogni turno) effettuate in reperibilità domiciliare;

Aggiornamento professionale e formazione continua;

Fruizione di ferie retribuite per le ore lavorate.

Emergenza Sanitaria

Possibilità di passaggio alla dipendenza per gli operatori secondo quanto previsto dai decreti legislativi 517/93 e 229/99;

Riconoscimento del carattere di "lavoro usurante";

Adeguamento indennità specifica d'emergenza da stabilire quantitativamente a livello regionale;

Estensione delle ferie da 21 a 28 giorni annui;

Possibilità per gli operatori di acquisire una zona carente d'Assistenza Primaria;

Retribuzione della reperibilità eccedenti le 48 ore mensili;

Aggiornamento professionale e formazione continua.

Oggi però esiste il concreto rischio che i nostri sforzi siano vanificati dal modo con cui la Regione Lombardia intende riorganizzare la Sanità: l’accreditamento di strutture erogatrici di servizi quali l’assistenza primaria e la CA o l’affidare a cooperative di generalisti anche l’assistenza notturna e festiva dei cittadini, significa inevitabilmente che il medico di CA sarà esposto al rischio d’inaccettabili forme di sottooccupazione e sfruttamento: sono note a tutti le tariffe con cui vengono retribuiti i medici che effettuano turni di guardia in alcune cliniche private o case di riposo.

Nulla è stato ancora deciso in modo definitivo, lo sciopero del 5 novembre che ha registrato adesioni medie del 65% con punte dell’80% dimostra in modo chiaro ed inequivocabile che la maggior parte dei medici lombardi non condivide il modello di sanità che piace alla Regione; con l’adesione allo sciopero noi abbiamo detto un chiaro NO allo smantellamento del SSN, NO ad un rapporto medico-assistito mediato da terzi, NO alla Continuità Assistenziale in mano a cooperative di generalisti o, peggio ancora, a cooperative di servizi.

Se non ci sarà un netto mutamento di rotta da parte degli Amministratori Regionali, lo SNAMI promuoverà nuove iniziative in difesa del SSN, dei medici che operano al suo interno e dei cittadini lombardi.

                                                                Il Responsabile Regionale di Settore
  
                                                                         Dr. Antonio Sabato

Milano lì 22.11.2001