Da il Corriere della Sera del 20 novembre 2001

Il sindacato Snami contesta la riforma del servizio sanitario.

Chiesto un incontro con Formigoni

Sanità, medici di famiglia in rivolta

Raccolta di firme tra gli assistiti contro il piano della Regione: no alle nuove mutue

E’ già scontro sulla nuova sanità regionale. I medici di famiglia contestano il piano del Pirellone.

La protesta è scattata da giovedì scorso: parecchi professionisti, nei loro studi, stanno raccogliendo le firme dei cittadini contro la riforma che prevede nuove forme di assistenza ai pazienti. Oggetto del contendere, il futuro di un servizio destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale: l’alto costo degli ospedali suggerisce il potenziamento e la diversificazione della medicina di base. I medici non si dicono ostili ai cambiamenti in via di principio. Ma le divergenze cominciano presto, e sono radicali. I medici aderenti al sindacato Snami (a Milano il più rappresentativo) accusano la Regione di «voler smantellare il servizio sanitario nazionale», di voler mettere in discussione il rapporto tra medico e paziente introducendo impersonali «Gruppi di medicina di base», di voler chiedere nuovi accreditamenti a medici già laureati, abilitati e magari specializzati. Una prima serie di risposte le fornisce Renato Botti, il direttore generale della sanità lombarda: «Nessuno vuole obbligare i medici ad associarsi, e il rapporto medico-paziente non è in discussione. Ciascuno potrà continuare ad andare dal medico di fiducia, sapendo tuttavia che in caso di bisogno troverà personale sanitario anche fuori orario».


I medici: firme contro la nuova sanità

Volantini negli ambulatori per contestare il piano regionale. L’assessore Borsani: non è corretto

Da giovedì scorso, nei loro ambulatori, i medici di famiglia dello Snami (il sindacato dei medici di famiglia maggioritario a Milano) raccolgono le firme dei cittadini contro il piano sociosanitario della Regione, e l’assessore regionale alla sanità Carlo Borsani contrattacca: «Non è cosa che si possa fare nei presidii sanitari», è in sintesi quanto ha scritto ieri in una lettera di reprimenda inviata a Roberto Anzalone, presidente nazionale del sindacato nonché presidente dell’Ordine dei Medici di Milano e provincia. Si profila una "grana" concettuale e politica. Dice infatti Anzalone: «Visto che il medico di famiglia svolge la sua attività in un ambulatorio di cui è titolare e di cui paga l’affitto, abbiamo sempre respinto la dizione di "presidio sanitario", che ci metterebbe alla pari con gli ospedali. Siamo liberi professionisti che lavorano "in convenzione" con il Servizio sanitario, lo studio è casa nostra, e nessuno può venirci a dire che cosa dobbiamo fare o non fare.»

Ma proprio sulla convenzione affonda le radici lo scontro duro di questi giorni, sull’onda delle indiscrezioni filtrate circa l’intenzione della Regione di annullare la convenzione nazionale che regola il rapporto coi medici di famiglia e coi pediatri e passare a trattare direttamente con "gruppi di cure primarie". Via il quadro normativo che rende la medicina di base uguale da Milano a Messina, via i sindacati di categoria, e avanti un rapporto molto più liscio con associazioni di professionisti (medici e pediatri di base, infermieri, specialisti, riabilitatori), soggetti di diritto privato che come "fornitori" delle cure primarie ai cittadini dovrebbero dipendere dal potere politico locale per potersi conquistare un posto al sole, cioè il progettato "accredito" senza il quale non si lavora.

Venti di guerra, insomma. Stasera nella sede dell’Ordine dei Medici s’incontrano alle 21 il professor Umberto Marini (consigliere di Borsani) e la Federazione degli Ordini dei Medici della Lombardia presieduta da Giuseppe Messina, ma le posizioni sono molto lontane. Ieri, presieduta da Roberto Anzalone, c’è stata la riunione dell’esecutivo nazionale dello Snami. Ha dichiarato Anzalone: «Non siamo pregiudizialmente contrari ai cambiamenti, ma vogliamo che qualunque modello di "nuova sanità" non alteri il rapporto tra medico e paziente. Ci devono spiegare che cosa vogliono fare. Ho chiesto più volte un incontro con Formigoni, ma non mi ha risposto.» E’impressione diffusa che il piano socio-sanitario lombardo stia facendo da rompighiaccio a una vera e propria mutazione genetica del Servizio sanitario. In senso privatistico e liberistico. Dietro la Lombardia avanza l’ex rossa Emilia-Romagna. Ha detto Augusto Pagani, vicepresidente nazionale dello Snami e rappresentante dei medici emiliani:«Qui in Emilia si minaccia addirittura di sbattere fuori dal lavoro i medici che non sono disponibili ad associarsi in gruppi». Stesso orizzonte in Piemonte, «Anche se qui sono tanti furbi da non scoprire le carte prima del tempo» ha detto Gianfranco Ferraro, segretario nazionale dello Snami e delegato piemontese. Ieri la Federazione degli Ordini dei Medici della Lombardia ha diramato una mozione in rappresentanza dei 51mila medici della Lombardia, in cui si chiede che «venga mantenuto il carattere universalistico del Servizio Sanitario» e si esprime preoccupazione per le notizie che ipotizzano «mutue e fondazioni, sostitutive delle Asl e dell’aziende ospedaliere»

Antonella Cremonese
Corriere della Sera
- Cronaca di Milano


Per quali ragioni i medici protestano contro la ...

Per quali ragioni i medici protestano contro la Regione?

Perché il nuovo piano sociosanitario della Regione introduce numerose novità nella figura del medico di base: prima fra tutte, la possibilità di associarsi ad altro personale sanitario in «gruppi di cure primarie»

Che cosa sono questi «gruppi di cure»?

Sono libere associazioni di medici di base, specialisti, terapisti e infermieri, che andranno ad affiancarsi al tradizionale medico di famiglia

Qual è il loro scopo?

Secondo la Regione, i gruppi potranno offrire un servizio più completo e integrato ai cittadini . Ma i medici temono che questo sia il «cavallo di Troia» per affidare la sanità di base a gruppi e associazioni private

 


Cronaca di Milano