
Milano, 14 gennaio 2002
Prot. n° 22-02/MM/pa
Comunicato Stampa
Il Consiglio di Stato dà ragione allo SNAMI sul tema del
Compenso aggiuntivo.
La Regione dovrà pagare alcune decine di miliardi
Il 25 gennaio 1996 viene firmata la Convenzione (che poi diventerà il DPR
484/96) che sancisce il passaggio dalla voce stipendiale legata all’ISTAT al
così detto "compenso aggiuntivo": un’indennità del tutto nuova,
per nulla legata al carovita.
Subito lo S.N.A.M.I. si mobilita e chiede alle amministrazioni delle singole ASL (allora USSL) di pagare il compenso aggiuntivo a quei medici di famiglia che percepiscono quote ISTAT su altri compensi (pensioni, medicina dei servizi, guardia medica, etc.). Le aziende interpellano le proprie regioni di appartenenza.
Uno ad uno tutti i poteri dello Stato si esprimono all’unisono: quote ISTAT e compenso aggiuntivo sono due indennità diverse, e vanno pagate entrambe. Le prese di posizione in merito non si contano: Ministero della Sanità, Ministero delle Finanze, Ragioneria dello Stato, Corte di Cassazione, Corte Costituzionale, etc. Inoltre tutte le cause impostate sulla corresponsione delle due diverse indennità dal 1996 in avanti, vengono vinte dai ricorrenti.
Dal 1998 quasi tutte le Regioni italiane iniziano a pagare entrambe le indennità. Ma in Lombardia, l’Assessore, durante una riunione sindacale dell’aprile 2001, ci risponde che per pagare ha bisogno di un ulteriore pronunciamento del Consiglio di Stato, che egli afferma avere chiesto già da alcuni mesi.
Dopo numerose telefonate a Roma, il Segretario Regionale SNAMI Lombardia si reca nella capitale il 28 settembre 2001, presso la Cancelleria di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. La richiesta di parere della Regione Lombardia non risulta sia mai pervenuta. Tale affermazione viene anche ribadita da una raccomandata che la responsabile della Cancelleria della Ia Sezione (competente per argomento) del Consiglio di Stato invia allo S.N.A.M.I., nell’ottobre del 2001.
Il 1° ottobre 2001, lo S.N.A.M.I. presenta un esposto alla Corte dei Conti: si profila un danno miliardario per le casse della Regione Lombardia, in quanto i MMG che hanno fatto o faranno causa avranno presumibilmente diritto a percepire (oltre a quanto dovuto), interessi, rivalutazione monetaria e reintegro spese legali.
Il 15 ottobre 2001 la Regione invia un nuovo (?) quesito al Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato, Sezione Prima, nell'adunanza del 12 dicembre 2001 (Presidente P. Salvatore), ha definitivamente sancito ciò che lo S.N.A.M.I. afferma da molto tempo: il compenso aggiuntivo percepito dai MMG di Assistenza Primaria è cosa diversa dalle quote ISTAT e quindi va pagato per intero anche a quei medici che percepiscono altri redditi (pensioni, Guardia Medica, Medicina dei Servizi, etc.).
Ora siamo all’ultimo atto: in un incontro tenutosi in data odierna tra l’Assessore Borsani, il Presidente Nazionale SNAMI Roberto Anzalone, il Presidente Regionale SNAMI Mauro Martini e il Rappresentante per la Assistenza Primaria Dott. Conti Piergiuseppe, la Regione Lombardia ha preso atto che dovrà corrispondere ai Medici lombardi alcune decine di miliardi di arretrati per quote aggiuntive non corrisposte.
Entro trenta giorni si riunirà una Commissione tecnica composta da Funzionari Amministrativi Regionali e rappresentanti SNAMI per scadenzare i tempi di pagamento.
Dott. Mauro Martini