Sanità, multa miliardaria al Pirellone per stipendi medici

Nel '96 i camici bianchi chiesero alla Regione un'indennità. La Giunta rifiutò. Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai medici

                                                                                   di Marisa de Moliner

MILANO - Il Pirellone dovrà pagare ai medici di famiglia una multa di alcune decine di miliardi di lire. La sanzione stabilita dal Consiglio di Stato si riferisce ad una controversia che si trascina da quasi sei anni. Era infatti il 25 gennaio del 1996 quando viene firmata una convenzione, che diventerà poi un decreto, che sancisce per i camici bianchi di base il passaggio dalla voce stipendio legata all'Istat al cosiddetto "compenso aggiuntivo", un'indennità, assolutamente non correlata al caro-vita.

La vicenda. Nel ’96 il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani chiede alle singole aziende sanitarie locali di pagare un’indennità a quei sanitari che percepiscono quote Istat su altri compensi: pensioni, medicina dei servizi o guardia medica. Le Unità socio sanitarie Locali di tutta Italia interpellano le loro Regioni. Prima che alcune di queste si decidano ad accettare il pagamento del compenso aggiuntivo, trascorrono due anni, nei quali si esprimono uno dopo l'altro tutti i poteri dello Stato: dal Ministero della Sanità a quello delle Finanze, dalla Ragioneria di Stato alla Corte di Cassazione ed alla Corte Costituzionale. Pareri più autorevoli che però non sono bastati, evidentemente, al Pirellone.

"Nell'aprile del 2001- racconta Mauro Martini, presidente regionale dello Snami - l'assessore alla sanità Carlo Borsani in una riunione sindacale ci dice che per pagare ha bisogno di un ulteriore pronunciamento del consiglio di Stato che lui personalmente ha richiesto da mesi. Una richiesta di cui a settembre il segretario lombardo del sindaco cercherà, senza trovarle, tracce alla cancelleria di Palazzo Spada, senza trovarle".

Una circostanza confermata, in una raccomandata della responsabile della cancelleria della Prima Sezione, il mese dopo quando il sindacato dello Snami presenta anche un esposto alla Corte dei Conti. "In cui si profilava un danno miliardario per le casse della Regione Lombardia - sottolinea il dottor Martini - avendo fatto i medici di base causa per quanto avevano diritto di percepire. Una cifra già cospicua a cui si devono aggiungere interessi, rivalutazione monetaria e reintegro delle spese legali".

Insomma qualche decina di miliardi come hanno conteggiato i camici bianchi fiduciosi di essere arrivati oggi all'ultimo atto della loro odissea. "L'assessore Borsani – tira un sospiro di sollievo il presidente lombardo dello Snami - ha preso atto che dovrà corrispondere ai medici alcune decine di miliardi per le risorse aggiuntive non corrisposte". Il sindacato dei camici bianchi non si accontenta però di questa promessa e tra un mese presenterà all'assessorato alla sanità uno scadenzario dei tempi di pagamento.

(14 GENNAIO 2002, ORE 20:30)

Milano, 15 gennaio 2002


Cronaca di Milano

Medici di famiglia, la Regione costretta a pagare gli arretrati

La Regione dovrà pagare alcune decine di miliardi di arretrati ai medici di famiglia. Si è concluso ieri pomeriggio un braccio di ferro iniziato nel 1996 tra le Asl (allora Usl) e il sindacato Snami dei medici di famiglia in merito al cosiddetto "compenso aggiuntivo", un’indennità che dal 1998 è stata pagata in tutta Italia ma non in Lombardia. I medici minacciavano una serie di cause che avrebbero comportato un salasso ancora maggiore alle casse della Regione. Dopo un rovente contenzioso, il 12 dicembre il Consiglio di Stato ha dato ragione ai medici, e ieri la Regione ha dovuto prenderne atto, in un incontro che si è svolto tra l’assessore alla Sanità Carlo Borsani e lo Snami, rappresentato dal presidente nazionale Roberto Anzalone, dal presidente regionale Mauro Martini e da Piergiuseppe Conti delle cure primarie.