Piano della Regione per le nuove regole sulla salute: dal welfare alle assicurazioni

Cambia la sanità lombarda

Malati divisi in tre fasce. Nasce un fondo per gli anziani, tornano le mutue

Lombardia, cambia la sanità. Alcune novità sono già state decise con il piano socio-sanitario 2002-2004 in discussione adesso al Consiglio regionale dopo il semaforo verde dato dalla giunta Formigoni. Tra esse, la privatizzazione dei grandi ospedali, che si trasformeranno in enti di diritto privato, cioè in Fondazioni. Altri cambiamenti potranno arrivare in seguito, con lo sviluppo di un piano strategico messo a punto dalla Regione tra giugno e luglio di quest’anno. Ormai è solo questione di tempo. Quando sarà un fatto compiuto la devolution, e le Regioni avranno la massima autonomia in materia di sanità e di istruzione, il servizio sanitario della Lombardia sarà molto diverso da quello nazionale nato nel lontano 1978. Diverso come? Come sta già succedendo in Europa, lo Stato continuerà a erogare le cure essenziali, ma poi saranno i cittadini a doversi pagare le cure che non rientrano tra queste. Ci sarà una "cassa malattie" a iscrizione obbligatoria. Un’altra novità potrà essere un fondo sanitario regionale (costituito con tassazione regionale, per esempio con aumento dell’Irpef) per coprire cure particolarmente costose, come quelle odontoiatriche.
CREMONESE a pagina 50

Addio medico di famiglia, ritornano le mutue

Piano sanità della Regione: prevista l’assistenza di un pool di dottori e infermieri. Fondo integrativo per il dentista

Lombardia, si cambia sanità. Il presidente della Regione Roberto Formigoni, nel presentare il piano socio-sanitario 2002-2004, ha dichiarato che «Il Governo regionale gioca in questo modo tutte le sue autonome competenze e si prepara nei fatti ad esercitare i pieni poteri che conseguiranno alla devolution». Per i circa 9 milioni di assistiti della Lombardia si preparano nuovi scenari, nuove figure sanitarie, nuove possibilità di assistenza, ma anche nuove spese.

TRE FASCE - Smentito perché ancora futuribile, c’è il progetto di dividere l’assistenza in tre fasce. Non aumentano i servizi, ma si accolla ai cittadini una parte della spesa. Con la fascia A si avranno i "livelli essenziali di assistenza" (LEA), uguali in tutto il territorio italiano ed erogati dal Servizio sanitario. Per riavere la mela intera, ci sarà l’iscrizione obbligatoria (fascia B) a una cassa malattia. Per chi vorrà di più, ci sarà una fascia C (facoltativa)coperta da assicurazioni. La fascia C garantirà assistenza di qualità e tempi di attesa "inferiori a quelli medi definiti a livello regionale".

FONDO ANZIANI - E’ un progetto caro al ministro Sirchia: costituire un fondo per l’assistenza agli anziani e ai malati cronici. Si otterrà con una trattenuta dello 0,7% sugli stipendi dei lavoratori, mentre un altro 1% sarà a carico dei datori di lavoro.

DAL DENTISTA - Si penserebbe che con le fasce B e C e con il fondo per gli anziani e i malati cronici si siano già avute tutte le opportunità. Ma sono ancora fuori le cure odontoiatriche, notoriamente costose. Si potrà introdurre un "fondo" regionale (obbligatorio) che le coprirà. Verrebbe alimentato con un aumento dell’Irpef, in modo da gravare di più sugli abbienti.

MEDICI DI FAMIGLIA - Qui cambia tutto, a partire dal nome. Dovranno costituirsi "gruppi di cure primarie" di cui faranno parte medici di famiglia, pediatri, infermieri, riabilitatori e specialisti di primo livello. L’Associazione medici cattolici italiani della Lombardia, constatato che dal piano socio-sanitario è addirittura scomparso il termine "medico di famiglia", e che viene avanti un pool di associati, ha protestato contro «la soppressione dell’unico vero rapporto che andava riscoperto e valorizzato, quello tra il medico e la persona ammalata».

Molto preoccupati anche i sindacati dei medici. Infatti la strategia futura prevede chiaramente («L’attuale convenzione risulta incompatibile con il modello di cure primarie») di passare dalla convenzione nazionale all’accreditamento dei "gruppi". Selezionando i migliori grazie al principio di concorrenza.
 
OSPEDALI - Ospedali pubblici, addio. Il piano socio-sanitario lo dice chiaramente: la Regione vuole riservarsi solo un ruolo di programmazione e di controllo. Le aziende ospedaliere diventeranno Enti di diritto privato. La figura della Fondazione apare la più adatta allo scopo, e c’è il placet del Ministero. Gli ospedali saranno valutati in base a un sistema di "indicatori" (efficacia, efficienza, soddisfazione degli utenti, uso delle risorse, equilibrio economico-finanziario). Se il verdetto sarà negativo, potranno essere affidati a un commissario, che avrà il compito di riconvertirli, o dargli una diversa destinazione. In questo caso, potranno anche essere venduti.

PRONTI SOCCORSO - La rete dell’emergenza-urgenza è una spina nel fianco. Molti posti di Pronto Soccorso sono inadeguati, e costano molto senza garantire una chirurgia e una medicina d’urgenza degne di questo nome. Anche il settore privato non brilla: i Pronti Soccorso aperti da poco presso le strutture private convenzionate hanno dato «scarso contributo in termini qualitativi e quantitativi», secondo l’analisi fatta dal team di esperti regionali. Poi ci sono quelli degli ospedalini di paese. In molti casi, sono poco di più di un posto di medicazione. Ma gli enti locali si oppongono alla loro chiusura.

La Regione, con un giro di frase («...qualora gli Enti Locali stessi fossero disponibili alla responsabilizzazione economica») promette di non chiuderli solo se i Comuni se li pagheranno da sé. Si prevedono guai per i sindaci.

                                                                            A.Cre.
                                                                     
  Cronaca di Milano - Corriere della Sera