Corriere della Sera

Martedì , 20 novembre 2001
ASSISTENZA SANITARIA
«Ai pazienti daremo più scelta e più specialisti»
Cremonesi Marco

L' ESPERTO DEL PIRELLONE «Ai pazienti daremo più scelta e più specialisti» Medico di famiglia addio? È quello che temono i medici lombardi aderenti al sindacato Snami, a Milano il più rappresentativo. Renato Botti è il direttore generale della sanità lombarda. Un collaboratore di stretta fiducia del presidente Roberto Formigoni. E dunque, in grado di chiarire meglio di chiunque altro come il Pirellone pensa al medico di famiglia di domani. Direttore, i medici accusano l' amministrazione di voler snaturare il loro ruolo. «Se è per quello, accusano la Regione anche di voler smantellare il servizio sanitario nazionale, di voler porre dei limiti all' universalità delle prestazioni ai malati. Io, francamente, non so come nasca questa convinzione , visto che non è mai stato detto, né scritto». È vero però che puntate molto sui «gruppi delle cure primarie». Esattamente che cosa sono? «Le faccio un esempio concreto. Lei, come accade oggi, andrà dal suo medico di fiducia. Ma un domani, lei potrà andare in quel medesimo ambulatorio anche fuori dal solito orario, sapendo comunque di trovare qualcuno. E magari anche personale per prestazioni infermieristiche, e medici con una specializzazione». Insomma: un micro ospedale... «No. Una libera ass ociazione di medici e di altro personale sanitario per le cure di base. E sottolineo la parola "libera": nessuno sarà mai obbligato ad associarsi. Così come nessun cittadino sarà mai costretto ad andare da un medico che non sia quello di sua fiducia. Sarà un servizio in più. Se posso aggiungere una cosa, io sono convinto che lo scambio di esperienze tra medici sia un vantaggio per il paziente». I medici temono che il superamento del convenzionamento nazionale possa favorire questo tipo di gruppi a scapito dei tradizionali dottori. Hanno torto? «Noi non abbiamo mai nascosto le nostre riserve sull' attuale sistema di convenzionamento. Siamo convinti che ci voglia un margine maggiore di trattativa locale. Detto questo, il sistema non cambierà domattina. Certo, capisco che l' attrattiva di un'innovazione come i gruppi di cure primarie, che all' estero ha già dato ottimi risultati, possa rappresentare una concorrenza temibile». Ma se questi gruppi ricevessero incentivi potrebbe essere una concorrenza sleale. O no? «Sento che i medici parlano di esternalizzazione completa delle cure a soggetti privati. È assolutamente falso. Non ci sarà alcun finanziamento particolare per questo tipo di formula. La concorrenza, certo, è nei fatti: per il paziente, nel momento del bisogno, è meglio trovare più figure che possano dare una prima risposta. Il tutto, senza interrompere il rapporto continuativo con il loro medico di fiducia». Altro problema. I medici si chiedono quale sia il ruolo degli specialisti in questi gruppi di cure primarie. Sono specialisti o sono medici di base? Oppure sono specialisti di serie B? «Sono specialisti, punto e basta. Specialisti che lavorano in modo più integrato con i medici di base. Tarando la cura in modo appropriato.

Perché i problemi che oggi esistono tra specialisti e medici generali non credo siano un' invenzione della Regione. E comunque, questo è un capitolo che va discusso, nessuno vuole imporre nulla». I medici temono anche per il loro portafoglio, paventano il ridimensionamento della quota che percepiscono per ciascun assistito. «La quota capitaria non è mai stata messa in discussione. L' amministrazione vuole però, con grande cautela, trovare il modo di retribuire il medico esaltandone la professionalità. E dunque, la quota per assistito resta, ma noi vorremmo affiancarla ad una parte variabile d' incentivo. Legata a nuovi servizi e nuove prestazioni. Per chi vuole fornirle». Altra parola chiave, l' accreditamento. I medici sosten gono che sono già laureati, abilitati e magari specializzati. In sostanza, non hanno bisogno di nuove patenti. «Attenzione, qui si è fatta confusione. L' amministrazione pensa ad un sistema di formazione che riconosca anche economicamente i percorsi di formazione seguiti. Se un medico continua a studiare, per noi è un valore da riconoscere. Fa parte del discorso di prima sulle retribuzioni. Altra cosa è un accreditamento supplementare, che noi pensiamo ipotizzabile solo nei confronti dei gruppi delle cure primarie, non del singolo medico». Marco Cremonesi