Milano, 29 agosto 2003
Prot. n. 245N/03AB/lm

                                                                                                               Al  Ministro Della Salute

       
                                                                                                       Agli Assessori Sanità

                                                                      e.p.c.    Componenti Mini ARAN

                                                                                                                Organi di stampa

                                                                                                                   Loro Indirizzi
 

Egregio  Ministro,

la Convenzione di Medicina Generale è scaduta nel 2000 ed è in discussione la nuova normativa che include il budget e un potenziamento della Medicina di Gruppo.

Ma, mentre il primo punto potrebbe essere giustificato in nome degli sprechi, per secondo punto vorrei mettere in evidenza alcuni aspetti fondamentali.

La medicina di gruppo che concentra 10 medici in una unica sede da anni viene incentivata a scapito di quella sostenuta dal medico singolo con gravi danni per la rete di distribuzione capillare dell’assistenza territoriale.

La stessa cosa sta avvenendo per la rete di distribuzione dei farmaci: le grosse farmacie organizzate in grandi centri di distribuzione crescono a scapito delle piccole e quindi impoveriscono la struttura di distribuzione a danno dei soggetti più deboli, dimenticando che l’utente privilegiato dovrebbe essere il malato e non il cittadino .

Lo scopo prioritario della Medicina Generale è quello di offrire un servizio capillarizzato e uniformemente distribuito su tutto il territorio nazionale il più vicino possibile al domicilio del malato cronico ben rappresentato dagli anziani che hanno una autonomia deambulatoria limitata e capacità organizzativa spaziale e temporale precaria.

Il malato cronico ha bisogno di prestazioni che sono costituite da controlli clinici comuni, continui e frequenti.

Di fatto, succede che il cittadino sano migra verso la medicina di gruppo che da più servizi (infermiera e assistente) perché più incentivata e abbandona il medico singolo che si trova ad avere tra i propri assistiti una maggior concentrazione di malati cronici rispetto alla popolazione normale e quindi è penalizzato sia dal punto di vista economico che da quello del carico di lavoro poiché a lui rimangono i malati più gravi, con maggiori handicap, più bisognosi e più costosi per assistenza sanitaria.

Un recente studio di comparazione tra spesa della medicina di gruppo e medicina singola ha dimostrato questo grave aspetto, anche se poi le conclusioni hanno voluto far credere che la medicina di gruppo fa risparmiare confrontando due popolazioni con caratteristiche cliniche completamente diverse.

E mentre per le malattie acute avrebbe senso che ci fosse un centro unico di eccellenza perché l’intervento medico è risolutivo, contrariamente per le malattie croniche sono necessarie postazioni diffuse sul territorio poiché è indispensabile un continuo intervento orientato a lenire la sofferenza quotidiana e a rallentare l’aggravamento della patologia stessa in una società sempre più di anziani e con città  sempre più oberate dai problemi di viabilità.

E necessario quindi arrestare questo processo prima che ogni medico si convinca e scelga il vantaggio personale alla dedizione professionale.

E mentre si sta tornando al vigile di quartiere, al portiere condominiale e si sta ripensando ad agevolare il piccolo commerciante per rivitalizzare i quartieri, si sta riducendo il numero degli studi di Medicina Generale.

Il processo in atto costringerà i malati cronici a spostamenti onerosi per accedere alla Medicina di Gruppo. E’ facile pensare che la densità degli studi medici sarà dieci volte inferiore alla attuale e quindi le distanze per i malati saranno 10 volte superiori. I più furbi hanno già scelto, i più generosi stanno aspettando un segnale che solo lo Stato può dare.

E’ necessario ripensare alla riorganizzazione della medicina del territorio in funzione dei malati cronici e non dei pazienti.

Distinti saluti

                                                                         Il Presidente SNAMI Provincia Milano

Dott. Adriano Bampa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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