Corriere.it
La
legge prescrive che ci sia un medico per interventi a domicilio ogni 5 mila
abitanti, a Milano il rapporto è uno ogni 120 mila
Guardia medica,
accuse per i ritardi
Troppe ore per una visita.
«Siamo sotto organico, difficile rispondere a tutti»
I cittadini protestano per le attese troppo lunghe. I medici denunciano di
essere sotto organico. E il servizio di guardia medica finisce sotto accusa. A
partire da un dato: i professionisti dovrebbero essere uno ogni 5 mila abitanti,
mentre a Milano sono uno ogni 120 mila. Per una visita a domicilio spesso
bisogna aspettare anche due ore. La testimonianza di un
paziente: «Il 25 marzo abbiamo chiamato il servizio di continuità assistenziale
verso le 15. Alle 17 ci hanno detto che non erano in grado di precisare il tempo
d’attesa per l’intervento. Alla fine abbiamo dovuto rivolgerci al medico di
famiglia».
Dal primo dicembre 2005 le linee telefoniche sono state portate a
trenta (contro le 8 precedenti) e gli operatori che ricevono le chiamate sono
passati da tre a quattro. Ma i dottori a disposizione per i controlli a casa
sono ancora dieci per turno.
I sindacati: solo dieci dottori, ne servirebbero almeno il doppio. L’Asl: i tempi di attesa dipendono dalla gravità della situazione «Troppi ritardi, anche 6 ore per una visita a domicilio» La Guardia medica sotto accusa. «Se il servizio funzionasse meglio, non ci sarebbero code nei Pronto soccorso»
Il servizio di Guardia medica finisce sotto accusa. I cittadini protestano per le attese eccessive (soprattutto in occasione di picchi d’influenza e/o boom d’allergie), i medici denunciano di essere sotto organico: a Milano sono uno ogni 120 mila abitanti, contro il rapporto di uno ogni cinquemila indicato dalla legge. Bloccati in casa, con un malore, ad aspettare il dottore. Di notte, nei fine settimana. E nei giorni di festa, come ieri. Per una visita a domicilio spesso bisogna portare pazienza anche per due ore (e più). È quanto segnalano con email al Corriere milanesi irritati. Un caso su tutti, quello raccontato di Silvio Crepaldi, colto un sabato pomeriggio da forti attacchi di vertigini e da una nausea violenta: «Mia moglie il 25 marzo ha chiamato verso le 15 il servizio di continuità assistenziale - dice nella lettera -. È riuscita a parlare con un operatore dopo essere stata attaccata al telefono per un po’. La risposta è stata che mi avrebbero messo in lista per un intervento tempestivo». Il tempo passa, nessuno bussa alla porta: «Alle 17, visto che l’attesa si prolungava e io stavo davvero male, mia moglie è tornata all’attacco: ricontattata la Guardia medica, si è sentita dire che non erano in grado di precisare quando avremmo avuto l’intervento! Così ci siamo rivolti, con grande imbarazzo, al medico di famiglia. Che è arrivato in un quarto d’ora».
Il numero a cui risponde il centralino della continuità assistenziale è lo 02/34.567 (di notte il servizio funziona dalla 20 alle 8, nei weekend e nei giorni festivi anche dalle 8 alle 20): dal primo dicembre 2005 le linee telefoniche sono state portate a trenta (contro le 8 precedenti) e gli operatori che prendono le chiamate sono passati da tre a quattro. Ma i dottori a disposizione per i controlli a casa sono ancora dieci a turno. «Dieci quando va bene - precisa Roberto Carlo Rossi, presidente provinciale dello Snami, il sindacato che conta duemila iscritti -. Ieri e domenica due postazioni erano scoperte. In via Zuretti c’era solo uno dei due professionisti che in teoria dovrebbero essere presenti. In via Guerzoni non c’era nessuno».
I medici di
famiglia sono andati in vacanza, lo stesso un milanese su tre. Ma chi è restato
in città e si è sentito poco bene ha dovuto fare i conti con la Guardia medica,
che sarà operativa non stop anche dalla notte del 21 aprile al 26 mattina e
dalla notte del 28 al 2 maggio alle 8. «Nel fine settimana di Pasqua i pazienti
sono stati costretti in alcuni casi ad aspettare quasi due ore - osserva Rossi
-. Sono tempi, certo, che spazientiscono gli ammalati, ma decisamente contenuti
rispetto a quello che succede nei periodi con epidemie influenzali, quando le
attese raddoppiano o addirittura si triplicano». L’Associazione dei giovani
medici italiani (As.gi.mei) rincara la dose: «Soprattutto durante le feste i
Pronto Soccorso si intasano - rilevano -. Se i dottori di guardia fossero messi
in condizione di lavorare si potrebbero evitare tanti disagi ai cittadini».
Elisabetta Fogari, responsabile della Centrale operativa della Guardia medica,
respinge le accuse: «I tempi d’attesa dipendono dalla gravità della situazione -
spiega -. Se i medici sono occupati ha la precedenza il paziente più in
difficoltà: le visite in codice bianco, in questi casi, finiscono in coda». Del
resto, la Guardia medica deve fare fronte alle urgenze, non alle emergenze. A
chi sta male, però, la differenza può sfuggire.
sravizza@corriere.it Simona Ravizza
La replica
«In molti casi
dobbiamo sostituire le ambulanze»
È l’alter ego del dottore di famiglia, ma a volte i cittadini lo chiamano a sproposito. Il medico dei giorni festivi e degli interventi notturni si trova così costretto a intervenire perfino al posto dell’ambulanza. E a far fronte anche a codici rossi (ossia, a situazioni in cui sono compromessi due parametri vitali su tre e per i quali è richiesto l’intervento del 118). Il compito della Guardia medica, in realtà, sarebbe ben diverso: «La continuità assistenziale assicura le prestazioni sanitarie non differibili ai cittadini residenti nell’ambito territoriale relativo alla sede di servizio». È quanto previsto, almeno, dall’accordo collettivo nazionale del 2005 per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale («Il servizio è indirizzato a tutta la popolazione in ogni fascia di età, le chiamate degli utenti devono essere registrate e rimanere agli atti»). «Al centralino dello 02/34.567 arrivano molte chiamate improprie - dice Elisabetta Fogari, responsabile della Centrale operativa della Guardia medica -. Quando un cittadino, però, rifiuta l’idea di chiamare l’ambulanza noi non possiamo abbandonarlo a se stesso. Così interveniamo anche in questi casi. Il medico di Guardia si presenta a casa del paziente e cerca di convincerlo ad andare al Pronto soccorso». Non solo: «Da qui al primo maggio ci aspettiamo un picco di chiamate da parte di cittadini che chiederanno i certificati medici - spiega Fogari -. Con il potenziamento delle linee telefoniche adesso riusciamo a rispondere a tutte le chiamate praticamente in tempo reale: ma le telefonate improprie rischiano, sempre e comunque, di intasare inutilmente il centralino».